La storia della brasadela

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La storia della brasadela

La brasadela è il dolce tipico della Pasqua veronese. Pochi e semplici ingredienti per un dolce soffice e leggero che profuma di tradizione

A Verona Pasqua è sinonimo di brasadela. É il dolce della tradizione, quello che si mangia in famiglia, durante il pranzo pasquale. Si tratta di una torta soffice, simile al classico ciambellone morbido. Un antico motto in dialetto veronese recita: “Se no pioe su l’olivela, pioe sula brasadela”. L’olivela (l’olivo) indica la Domenica delle Palma e la brasadela quella di Pasqua, e quindi “se non piove la Domenica delle Palme, piove la Domenica di Pasqua.

Vi abbiamo già dato la ricetta della brasadela, ora è tempo di scoprirne la storia.

La brasadela assume nomi diversi nel Veneto: a Venezia e a Vicenza, per esempio si chiama bussolà. La forma a ciambella vuole ricordare la corona di spine posta sul capo di Gesù prima di essere crocifisso.


La tradizione vuole che la brasadela fosse abitualmente realizzata in casa e donata, in segno di gratitudine, ad amici o a persone con cui si aveva qualche debito di riconoscenza, oppure, nelle famiglie più ricche, al personale di servizio. Per esempio, il dolce era destinato dai monasteri ai loro benefattori.

In realtà la brasadela diventa il dolce tipico della Pasqua solo nel 18esimo secolo. Erano infatti precedentemente prodotte almeno in tre occasioni: a Natale, a Pasqua e a Pentecoste, oltre che, occasionalmente, in altre feste. Era prevista anche una versione più salutare, nella quale al posto del burro si utilizzava l’olio. Bisogna però tenere in considerazione che l’olio, a quell’epoca, era considerato un bene di lusso, che solo le famiglie più benestanti potevano permettersi.

Alcuni monasteri femminili si specializzarono nella produzione di questo dolce: tra questi quello sanzenate di San Giuseppe e Fidenzio dove, soprattutto per Pasqua, si arrivava a impastare diverse centinaia di uova. Le brasadele erano in parte consumate internamente per celebrare le festività religiose, in parte donate ai chierici che officiavano le funzioni nel monastero e in genere a tutti i benefattori con cui le monache erano in debito di riconoscenza.

Si dice anche che la brasadela fosse un tempo utilizzata come dolce nuziale, confezionata per celebrare l’unione degli sposi, soprattutto nei paesi affacciati sul lago di Garda.

Un’ultima curiosità: alcune brasadele sono state dipinte anche da Giovanni Battista Fasolo in un affresco della cinquecentesca Villa Caldogno, progettata da Andrea Palladio.

Vi abbiamo fatto venire l’acquolina in bocca? Non resta che augurarvi una felice Pasqua al profumo di brasadela.