La cura degli olivi

 

Nel mese di marzo “si ara la terra, si zappano e si discalzano gli olivi per levarli il secume baoso (una malattia) dalle radici, si ingrassano con il letame, portandoli la terra sul piede e si riffàno i muri rotti, cioè fatti senza malta e cascati nell’inverno.” Marzo è quindi il mese della potatura e insieme dell’ordine nel campo, oltre che della pulizia dai piccoli rami superflui. I muretti di cui parla questo testo della prima metà del Settecento, non sono altro che i muriccioli in sasso che sostenevano i terrazzamenti. Le cosiddette marogne. Oltre alla manutenzione di queste, le cure erano rivolte soprattutto alla pianta, che aveva sofferto la rigidezza dell’inverno. Si arava il campo, per farlo respirare, si rimuoveva il terreno intorno alle radici, anche per individuare eventuali malattie, e poi si spargeva il letame. Una volta il contadino dedicava quindi del tempo alla “medicazione” dell’olivo, togliendo dal fusto e dai rami grossi le eventuali parti malate; era un’operazione delicata, che avrebbe caratterizzato tra l’altro la crescita più o meno regolare delle piante giovani.

 

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