Della pratica dell’insalata ad inizio pasto


Bartolomeo Platina, umanista e precettore dei Gonzaga, scrive di arte culinaria, dietetica e igiene alimentare nel suo trattato “Il piacere onesto e la buona salute”, parlando ampiamente di verdure ed insalate, iniziando quel fiorire letterario che avrebbe trattato poi di gastronomia legata alla botanica. Suggerisce il consumo di lattuga ad inizio pasto insieme a “tutto ciò che si può prendere di crudo e di cotto che si può condire con olio e aceto” e con il sale, ovvio. La motivazione? Mettono in movimento lo stomaco, dando un nutrimento leggero e misurato. Ecco spiegata la buona pratica di una fresca insalata prima di un pasto, condita in maniera assai semplice. In uno dei testi del cuoco del duca di Mantova, nel Seicento, compare una curiosa insalata cappuzzina sotto la brace, poi unta, foglia per foglia, con olio d’oliva, e condita con sale e pepe. Leggera consistenza, abilmente insaporita dalle erbe aromatiche dell’orto. E poi in altro ricettario troviamo le fave, più leggere dei ben conosciuti e pesanti fagioli, un tempo coltivate sulle nostre colline. Sono consigliate appena sbollentate e poi condite con parsimonia da olio, aceto, sale e pepe.

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