Olio, a che punto è l’Italia?

In olivicoltura è necessario investire di più, parliamo riferendoci all’Italia ovviamente. Per affrontare campagne difficili come quella passata, per affrontare meglio il mercato e garantire una qualità più costante. E’ il pensiero che emerge leggendo l’intervista di Marisa Fumagalli a Lugi Caricato sul Corriere della Sera del 23 gennaio. “Se non si piantano olivi non c’è futuro” continua Caricato.

Mentre nel settore vino, l’Italia primeggia in quantità e produce fin troppo, nel settore olio noi siamo il fanalino di coda dell’Europa, dietro Spagna, Grecia e Portogallo. E se l’olio italiano scarseggia, anche la conoscenza del prodotto è povera. Parliamo della conoscenza dei nostri territori, delle varietà, della qualità e degli abbinamenti. L’olio si sceglie distrattamente, prendendo dallo scaffale una bottiglia che ci colpisce per l’etichetta e per il prezzo, mentre lo si deve considerare come ingrediente importante di un piatto. Anche al ristorante.

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