Che cos’è il nocciolino? E come usarlo per il riscaldamento?

Il recupero e la valorizzazione energetica delle biomasse residuali della filiera olivicola-olearia può consentire di trasformare materiali di scarto in prodotti energetici permettendo la produzione di energia rinnovabile da biomasse senza l’utilizzo di suolo agricolo per fini energetici.

Il nocciolino, o per essere più precisi nocciolino di sansa, è un sottoprodotto di scarto ottenuto dalla lavorazione delle olive; esso rientra a tutti gli effetti nei sottoprodotti utilizzabili negli impianti a biomasse e a biogas

Per ricavare il nocciolino si utilizzano tutti gli elementi di scarto che derivano dal processo di spremitura delle olive, ovvero polpa, buccia e nocciolo. Ne deriva che da questo frutto non si spreca niente: la materia prima può essere consumata come alimento, o trasformata sotto forma di olio; i suoi scarti per la produzione di sansa e nocciolino da combustibile, ed ancora gli stessi scarti della combustione come concime. Una filiera molto interessante di recupero e riutilizzo, che esemplifica perfettamente come si possa sfruttare un prodotto al 100%, salvaguardando il pianeta e sfruttando le sue risorse in maniera consapevole e pulita.

In Turri abbiamo scelto di ottimizzare la nostra produzione cercando di dare una destinazione di utilizzo al nocciolino di sansa, un sottoprodotto di scarto che si ottiene dalla lavorazione delle olive e che può essere utilizzato come combustibile negli impianti a biomassa. Proprio per questo è stata installata nel nostro Frantoio una caldaia a biomassa a griglia mobile Viessmann Vitoflex 300 da 700kW, ad acqua calda per il riscaldamento degli ambienti di lavoro e del magazzino. Questa caldaia a biomassa è perfetta per l’utilizzo di scarti di produzione come appunto il nocciolino di sansa. Tale tipologia di combustione garantisce un contenimento degli inquinanti, nonché il rispetto delle normative.

Grazie a questo intervento il Frantoio ha potuto ridurre il consumo di fonti fossili e abbassare i livelli del conseguente inquinamento, convertendo i nocciolini di sansa da scarti di produzione a combustibile. Questa conversione ha influito positivamente anche sui costi correlati allo smaltimento dei rifiuti di produzione.

 

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